giovedì 27 settembre 2012

Duello alla sciabola fra portiere e giornalista

Ve lo immaginate, Enrico Varriale che sfida a duello Walter Zenga per dirimere una volta per tutte i loro dissapori con un assalto all'arma bianca?
Sarebbe una scena improbabile, per non dire d'altri tempi. Perchè in effetti, in altri tempi queste cose succedevano. Per esempio negli anni Trenta, con il gustoso (ancorchè poco noto) episodio del duello fra Ezio Sclavi ed Eugenio Danese.
Ezio Sclavi (Stradella, 23 marzo 1903 – Taggia, 31 agosto 1968) è stato uno dei migliori portieri italiani nel periodo compreso fra la fine degli anni Venti e la prima metà degli anni Trenta. Secondo una parte della stampa, per diversi anni fu il miglior numero uno italiano dopo il fuoriclasse Giampiero Combi, e come alternativa al portiere juventino vestì anche per due volte la maglia della Nazionale. Noto anche per la sua attività di pittore, che avrebbe proseguito con buoni risultati a fine carriera, ottenendo anche riconoscimenti a livello nazionale, Sclavi legò la sua vita di giocatore ai colori della Lazio, che vestì dal 1923 fino al 1934 ininterrottamente, con la sola eccezione di una partita con la Juventus nella stagione 1925-26; in quell'occasione Sclavi tornò comunque immediatamente a Roma, colto da irrefrenabile nostalgia.
L'episodio che lo fa entrare di diritto nella leggenda però risale al 1930. Una sera di inizio marzo, Sclavi, fra l'altro appena convocato in Nazionale, apre un giornale e legge un articolo che ne ricorda alcune "papere" e critica aspramente la scelta della Commissione Nazionale di chiamarlo in azzurro. L'articolo non ha firma. Sclavi si informa e viene a sapere che a scriverlo è stato un certo Eugenio Danese.
Poche sere dopo, recandosi a Piazza Colonna, dove veniva appeso un cartellone recante tutti i risultati delle sfide di campionato, Sclavi riconosce fra gli astanti Danese e, ancora incarognito per quanto letto pochi giorni prima, gli salta al collo e lo schiaffeggia con violenza.
Danese apparentemente non raccoglie l'offesa, ma torna a casa e scrive una lettera a Sclavi, in cui lo sfida a duello con la sciabola.
La lettera viene recapitata a Sclavi due giorni dopo, quando il portiere, che si trova fuori Roma per rispondere alla convocazione, non può riceverla. Purtroppo per lui, il delegato a ricevere e custodire la posta dei giocatori laziali è un personaggio già noto ai lettori del blog (per l'esattezza, se ne parla qui): il generale Giorgio Vaccaro, fascistissimo gerarca e dirigente biancoceleste. Per il suo codice d'onore, mai un giocatore laziale potrebbe trarsi indietro di fronte a una tale provocazione, per cui il generale, certissimo che i valori di onore e valore da lui propugnati alberghino nel cuore di ogni laziale, risponde personalmente a Danese: che non si preoccupi, Sclavi accetta la sfida e anzi proprio lui, il generale, sarà orgoglioso di fargli da padrino.
Le cronache non riportano la reazione di Sclavi quando la notizia gli venne comunicata, ma c'è da pensare che non fosse esattamente quella di un uomo felice: infatti, Danese era noto negli ambienti capitolini non solo per la sua attività giornalistica, ma anche come valente spadaccino. Sclavi invece non aveva mai preso una spada in mano.
Vaccaro però non si perde d'animo, allenando personalmente il suo portiere e affidandolo anche al celebre schermidore Rasse perchè gli facesse un corso intensivo di scherma con la sciabola.
Tre settimane dopo, il 30 marzo, a Grottarossa, arriva il momento del duello. Con un clamoroso colpo di scena: Danese, infatti, il giorno prima aveva infatti disputato una partita di tennis presso un circolo locale, procurandosi una lussazione al polso, ma convinto di infilzare facilmente il portiere al primo assalto, non si era procurato di chiedere rinvio. Al primo assalto, Danese fallisce l'impatto e viene anzi "toccato" da Sclavi, che gli procurò un taglio, fortunatamente non grave. Duello al primo sangue: il portiere aveva vinto.
I due si strinsero la mano, ma le sorprese non erano ancora finite: "Riconosco la sua vittoria - gli disse infatti il giornalista - ma sappia che l'articolo per cui lei tanto si è adirato non l'avevo scritto io". Sclavi apprese qualche tempo dopo dallo stesso Danese, con cui nel frattempo era diventato amicissimo, che l'autore del misfatto era un altro giornalista, Ennio Mantella. Magnanimamente, però, il portiere stavolta ritenne meglio non aggredirlo: con un padrino come Vaccaro, era meglio propugnare la pace.

Nessun commento:

Posta un commento