mercoledì 3 dicembre 2014

Djalma Santos e i Pulcini del Bassano

Djalma Santos a Bassano (foto - dal Guerin Sportivo)
Pare, ma qui scivoliamo nella leggenda, che l'idea, a Sidney Colonia Cunha, detto "Cinesinho", fosse venuta una sera, passeggiando in riva al Brenta. O forse proprio passando sul ponte degli Alpini.
Me lo immagino in quello stato di particolare ispirazione che arriva dopo il secondo bicchiere di Garganega, ma forse era semplicemente un brasiliano sradicato che si sentiva un po' solo. In fondo, anche se da quelle parti, a Vicenza, aveva giocato per diversi anni, accettare di allenare il Bassano in serie D, per lui che l'anno prima aveva guidato per 14 partite il Palmeiras in Brasile, non doveva essere stata una scelta facile.
E ora, con la stagione 1985-86 già iniziata da un po', il presidente Renato Sonda gli aveva appena fatto presente tutte le sue perplessità sul settore giovanile, "dove ci sono tanti ragazzini che vogliono imparare a giocare al calcio, e nessuno in grado di insegnargli a fare un passaggio dritto". Con tutta la buona volontà, non potevano pretendere che lui, oltre alla prima squadra, trovasse il tempo di allenare i Pulcini.
Comunque, fu allora che gli venne l'idea. "Potremmo chiamare Djalma. Se lo chiamo io viene sicuro. Djalma Santos, dico". Patron Sonda, ma anche il suo vice, Bepi Cheso, e il giovane dirigente accompagnatore Pierino Lunardon, a quel punto avevano probabilmente avuto un mancamento. Altro che Garganego: Djalma Santos (Sao Paulo, 27 febbraio 1929 - Uberaba, 23 luglio 2013), il terzino più forte di tutti i tempi, a Bassano per allenare i Pulcini?
Il calcio è bello anche per questo. Djalma Santos arriva davvero. Direttamente dall'Arabia. E per tre anni, vestito con la sua bella tuta rossa e gialla, insegna calcio ai bambini di Bassano del Grappa. Sempre sorridente, sempre disponibile, con tutti. Raccontano che ogni giorno, prima dell'allenamento, camminasse per il campo con in mano una scatolina, dove metteva tutte le pietrine che trovava sull'erba, per evitare che i suoi bambini si facessero male.
Fra i circa 300 bambini che in tre anni gli sono passati davanti, uno solo ha fatto davvero carriera: Carlo Nervo, l'ex ala del Bologna, ma tanti si sono guadagnati un posto più che dignitoso fra Eccellenza, D e C2. Come il bambino biondo ritratto in una foto piuttosto famosa (apparsa anche sul "Guerin Sportivo", ndr), insieme al Djalma Santos allenatore.
Sambugaro nell'ultima stagione da giocatore
Il giovane della foto è un trequartista classe 1972, si chiama Massimiliano Sambugaro, ha smesso da poco, nel 2011, dopo una buona carriera con Bassano, Giorgione, Bessica, Montecchio e altre formazioni della piana mantovana e vicentina. Era lui il pupillo di Santos
Molti di quei bambini, quando nel 1988 decise di tornare in Brasile, per aprire una scuola calcio nella sua Uberaba, piansero. A Bassano ancora oggi raccontano che non si era mai visto, e forse non si vedrà mai più, un allenatore così: capace di insegnare colpi incredibili, ma soprattutto di trasmettere insieme la passione e l'educazione. Un Signore, insomma, e la definizione, in altri casi abusata, stavolta ci sta tutta: in Brasile lo avevano soprannominato anche "Il terzino galantuomo", perché nella sua lunghissima carriera non era mai stato espulso dal campo, ma anche per episodi.
Il più bello da raccontare era accaduto al "Morumbì" di San Paolo. Dagli spalti uno degli spettatori delle prime file lo aveva bersagliato per tutta la partita di urlacci: "Sporco negro”, e altre amenità. Quando Djalma si era avvicinato per battere una rimessa laterale, quello stesso spettatore gli aveva tirato addosso una lattina, ma nel tirarla, aveva finito col perdere un anello, che aveva preso il volo insieme alla bibita, e finì in campo. Djalma Santos lasciò il pallone, lo raccolse, e con tutta la calma del mondo, si avvicinò alle prime file e lo restituì al proprietario, dicendogli sorridente: "Tranquillo, tutto bene. Ho visto subito dove era caduto".
Djalma Santos nel 2008 con la replica della Coppa Rimet
vinta 50 anni prima ai Mondiali di Svezia 1958
Nella sua Uberaba ha continuato a insegnare a calcio, e a giocare, fino a 80 anni. Ancora nel 2009, non mancava mai, la domenica, alla partitella fra amici al campo del Country Clube ("Serve per non fare la ruggine. E poi corre molto più la palla di me"). A tradirlo, nel 2013, due anni dopo la scomparsa dell'amico Cinesinho, sono stati quei polmoni con cui si era fatto su e giù il campo, nella sua carriera da professionista, per 1066 volte (964 partite di club, 98 in Nazionale), giocando 4 coppe del Mondo e vincendone 2 (1958 e 1962). Oltre all'eredità del campione, ha lasciato agli appassionati anche la gioia di giocare: il "Super Santos", mitico pallone da partite sulla spiaggia, fu chiamato così proprio in onore suo, e dell'altro Santos di quel formidabile Brasile: Nilton. A Bassano lo ricordano ancora. Guarda che belle cose possono fare, a volte, un pallone e un paio di bicchieri di buon vino.

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